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Emozioni nei bambini: guida per genitori

Emozioni nei bambini: guida per genitori

Bambini e emozioni

6 passi per aiutare i bambini a gestire le proprie emozioni

Tutte le persone al mondo devono fare i conti con le proprie emozioni. Come madre, mi rendo conto che a volte per un bambino può essere davvero molto difficile, se non impossibile non farsi sopraffare dall’emozione del momento. Penso a quando gridano a squarciagola come se qualcuno li stesse sgozzando e invece hai solo detto no alla caramella o al giocattolo di turno, quando sono talmente frustrati da tirarsi i capelli da soli o da lanciare tutto in aria.

Le emozioni ci rendono ciò che siamo, ci danno la motivazione per riuscire a portare a termine qualunque cosa. I bambini però non hanno ancora la capacità di far parlare tra loro le varie parti del loro cervello, e quindi di razionalizzare e mettere in prospettiva quello che stanno provando, questo ci insegnano le più recenti scoperte neuroscientifiche.

I genitori possono giocare davvero un ruolo cruciale in questo processo, aiutandoli a colmare la lacuna biologica e a formare sane connessioni neurali che i bambini utilizzeranno per tutto il resto della propria vita.

Senza contare che educando i bambini ad accogliere e gestire al meglio le proprie emozioni sin da piccoli, si ritroveranno avvantaggiati, avranno più fiducia in sé stessi e saranno molto più pronti al cambiamento rispetto ai loro coetanei.

Questo permetterà al bambino di essere padrone delle sue emozioni e di utilizzare l’energia che ne scaturisce per modificare i suoi comportamenti in modo che questi ultimi siano coerenti con il suo sistema di valori in formazione.

Come possiamo noi genitori aiutare a trasformare queste emozioni? Ecco 6 passi con consigli pratici in cui possiamo accompagnarli, senza fare le cose al posto loro.

Primo passo: conoscere le emozioni

Innanzitutto, bisogna aiutare i bambini a conoscere le emozioni e come ci fanno comportare.

Quelle primarie sono rabbia, tristezza, allegria, curiosità, dispiacere, amore e vergogna. Quando si è arrabbiati abbiamo voglia di lanciare oggetti o picchiare chi ci ha fatto arrabbiare, mentre quando siamo felici preferiamo abbracci, baci e sorrisi.

Semplici ausili in questo primo passo possono essere ad esempio il film Disney Inside Out da guardare insieme, un gioco di ispirazione montessoriana come le Flashcard Emozioni e Azioni o il magnifico libro I colori delle emozioni di Anna Llenas edito in italiano da Gribaudo.

Secondo passo: riconoscere le emozioni

Una volta che il bambino avrà imparato cosa sono le emozioni sarà il momento di riconoscerle mentre le sta vivendo o mentre le vivono gli altri.

È importante in questa fase fare in modo che il bambino vocalizzi l’emozione e la chiami per nome. O, se non riesce ancora, di farlo noi per lui con frasi come: “So che sei arrabbiato perché non possiamo fare questo insieme”, “Sarai contenta che andiamo allo zoo oggi”.

Terzo passo: libertà di emozione

Ci siamo passati tutti: siamo stati arrabbiati, delusi, amareggiati, felici. Perché impedirlo ai nostri figli? Le emozioni che provano sono legittime proprio come le nostre, anche se sicuramente più rumorose. Quindi evitiamo di farli sentire in difetto con frasi come: “ Non piangere.” “Ma perché ridi?” 

Facciamogli invece sentire la nostra vicinanza e accettazione, e a metterci nei loro panni. Proviamo a cambiare le frasi che abbiamo appena detto e che a volte vengono spontanee quando siamo presi da altre cose, in frasi di comprensione e incoraggiamento. “Immagino quanto sia difficile per te non riuscire a fare gol, ci riproverai domani!” “So che sei arrabbiato perché non riesci a vestirti da solo, anche a me succedeva sempre quando avevo la tua età, ma ora mi vesto da solo, ce la farai anche tu.”

Possiamo trasformare momenti per loro difficili e sfidanti in opportunità di apprendimento e fare incanalare le energie in attività alternative e più appaganti. 

Quarto passo: accogliere le emozioni

Viviamo di emozioni, quindi non possiamo farle scomparire. Ciò che possiamo fare invece è modificare i comportamenti che queste emozioni ci scatenano. Per farlo ritorno all’argomento dell’integrazione tra parte razionale e irrazionale del cervello. Dobbiamo aiutare il bambino per quanto possibile a far parlare tra loro le due parti, aiutandoli a costruire una scaletta metaforica.

In un momento di estrema collera, ad esempio, potremo dirgli che capiamo la sua rabbia e che gli vogliamo bene, questo per creare una connessione e permettergli di calmarsi. A questo punto passeremo alla vocalizzazione: potremo farci raccontare da lui/lei cosa è accaduto o cosa pensa che sia accaduto e trovare insieme una soluzione.

Anche semplicemente contare insieme fino a 10 o prendere delle grandi boccate d’aria potrà aiutare il bambino a tranquillizzarsi più velocemente.

Quinto passo: riflettere sulle emozioni

Riflettere è un’attività tipica degli esseri umani di qualunque età. Riflettere sulla nostra giornata, sulle nostre emozioni, su azioni e parole ci faranno crescere più consapevoli di noi stessi.

Cerchiamo quindi di aiutare i bambini a soffermarsi e riflettere su quello che succede loro. Un ottimo modo può essere quello di creare un rituale serale con 3 semplicissime domande:

  • Qual è la cosa di cui sei stato più contento oggi?
  • Qual è la cosa che ti è piaciuta di meno oggi?
  • Cosa vorresti cambiare / fare di diverso domani?

Questo ci permetterà ancora una volta di aprirci al dialogo con il bambino, di accogliere le sue emozioni e fare in modo che anche lui debba rifletterci su. 

Sesto passo: fabulazione delle emozioni

A tutti i bambini piacciono le storie. E a tutti gli esseri umani piace creare relazioni e connessioni anche dove non ci sono. Ci aiuta a capire e a dare un senso al mondo. Con questo stesso spirito possiamo aiutare i bambini a capire cosa stanno vivendo raccontando una storia. La storia della loro emozione. 

Il bambino si sveglia in lacrime nel cuore della notte? Riportiamolo alla realtà dicendogli che lui si è addormentato, poi stava sognando … (se si ricorda cosa è ottimo che completi lui il racconto) e poi ha fatto un incubo. Ora è nel suo letto coccolato da mamma e papà.

Conclusioni

Tutte le cose che ho scritto, le ho provate nel corso degli anni e hanno funzionato, alcune più alcune meno a seconda delle circostanze. Ci tengo anche a sottolineare che non ci sono madri perfette (io non lo sono di sicuro!).

Sicuramente è un percorso in cui dovrai armarti di pazienza, empatia e tanta buona volontà, ma che potrà darti risultati incredibili e migliorare il futuro tuo e di tuo figlio in meglio. 

Oltre al fatto che queste tecniche sono facilmente applicabili anche agli adulti e ti aiuteranno a comunicare meglio e ad empatizzare con chiunque. Tecniche adattate dal nostro percorso di auto-potenziamento Limitless Success.

BONUS: Esercizio per la gestione della rabbia

Materiale:

  • Una scatola di cartone;
  • Un foglio rosso;
  • Forbici;
  • Pennarelli.

Un esercizio utile per i bambini più piccoli particolarmente irascibili può essere quello di avere una “scatola della rabbia” con pezzetti di carta rossa all’interno. La potrete costruire e decorare insieme e quando è arrabbiato potrà sfogarsi lanciando i pezzetti di carta da tutte le parti, senza fare male a nessuno. Quando si sarà calmato, dovrà raccogliere i pezzi e riordinare il caos creato da quell’emozione travolgente. Ispirato dal libro per bambini Che Rabbia!

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